Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno vigesimosesto

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno vigesimosesto. Della sua condotta.

Due oggetti occuparono tutta la vita di Vincenzo, la sua propria santificazione, e quella del prossimo Cominciò da se stesso o continuò pei prossimo, poichè sapeva che un ministro di Gesù Cristo è stabilito per produrre del frutto; ma la condotta ch’ egli tenne, operando alla salvezza de’suoi fratelli. merita bene che se ne espongano i principali caratteri. Essa fu sempre accompagnata da una grande sapienza. Un uomo, fra le cui mani erano passati tanti affari importanti, avrebbe avuto almeno nella sua vecchiaia il diritto di riposare sulla propria esperienza; ma egli solo ignorava la giustezza del suo spirito, l’estensione de’ suoi talenti, la saviezza delle misure che aveva prese. Vincenzo al declinare de’suoi giorni era tanto timido e riserbata come all’età di quaranta anni. Nulla intraprendeva senza ricorrere a Dio per mezzo di fervide preghiere; volentieri ascoltava e secondava il sentimento degli altri; consultava i suoi inferiori, quando ciò che doveva fare era di tal natura da poter essere comunicato. Questa legge che il Santo s’era imposta di deliberare. di consultare, di ponderare lungo tempo il pro ed il contro, lo rendeva alquanto lento a determinarsi; ma quando una risoluzione era presa, non vi era modo a variarla: riguardava qual tentazione ogni pensiero di abbandonare un progetto saggiamente concertato. Credeva che Dio non si lagnerebbe di un uomo, che potrebbe rispondergli: Signore, io vi ho raccomandato quest’affare, mi con consigliato, e questo è tutto quanto poteva fare per conoscere la rostro volontà.

La circospezione fu un’altra qualità delta sua condotta. Egli era nemico dichiarato di tutto ciò che sentiva di presunzione, meno amava di rispondere prima di aver preso tempo onde riflettere su ciò che venivagli proposto. Quando la forza delle circostanze l’obbligava a deridere senza dilazione, implorava il Divino soccorso, e non dava ordinariamente alcuno scioglimento che non avesse per appoggio la Sacra Scrittura, o qualche azione del Salvatore; ne trovava sempre qualcheduna che aveva relazione col soggetto su cui era consultato. Il timore di gravarsi do’ falli altrui, odi errare ne’disegni di Dio, lo rendeva molto cauto qualora trattavasi di determinare una persona d’ un offizio anzichè ad un altro. Quantunque avesse sopra i suoi figli un’autorità ben grande, pure non voleva mai formare da se solo la destinazione di quelli che inviava ne’paesi lontani. Non sceglieva per le missioni straordinarie che coloro, al cuore de’quali Iddio aveva parlato, e cui aveva fatto conoscere che richiedeva da loro questo grande sacrifizio. La grazia di dare un addio eterno alla propria famiglia, a’più teneri amici, non era accordata che a quelli che la sollecitavano per molto tempo e con ardore, ed e perciò che il Santo giudicava prudentemente che un uomo chiamato da Dio fa maggior frutto di molti altri, la Vocazione de’quali è meno libera e meno pura. Questi saggi riguardi non degeneravano in debolezza, nè n una molle condiscendenza, e diceva che, siccome i cattivi successi della guerra s’attribuiscono a’Generali degli eserciti, per egual modo il decadimento delle comunità deve attribuirsi a’ Superiori; che i più cattivi sono coloro che, per piacere a’loro confratelli e farsi amare, tutto dissimulano e lasciano correre le cose come vanno; eh’ egli aveva veduto una comunità delle più regolari che vi fossero nella Chiesa decadere in meno di quattro anni per la indolenza e la viltà d’un Superiore. Se dunque, conchiudeva, tutto il bene di una comunità dipende da’ Superiori, ti deve ben pregar Dio per essi come incaricati da Dio, ed in obbligo a render conto di tutti quelli che sono sotto la condotta loro. Questa fermezza de! Santo si estendeva su tutti i punti della sua regola, e non è già nelle solo case della congregazione che voleva fosse inviolabilmente osservata, ma raccomandava eziandio che non si trascurasse, per quanto fosse possibile, nelle missioni e ne’viaggi: proscriveva perciò certe pratiche che compensavano in qualche modo quelle, che riesce difficile di fare fuori della comunità Allorquando vari preti viaggiavano insieme, ne destinava uno fra di essi ad avere la direzione degli altri, e far osservare la regola.

La fermezza del sant’Uomo non lo rendeva molesto, nè imperioso. Severo per se stesso era tutto bontà verso gli altri, e procurava di contentarli in tutto ciò che potevano ragionevolmente aspettarsi da lui. Se ricusava qualche cosa, era sempre con pena, e ciò non già perchè egli fosse il padrone, ma unicamente

perché non poteva accordarla. Esponeva le ragioni del suo rifiuto, e da che questo più non sussistevano, si rammentava la dimanda fattagli «Si serviva sempre, dice y uno de’suoi, di parole molto obbliganti, non impiegando mai la voce eli comando, nè altri simili detti, che facessero scorgere il suo potere e la sua autorità, ma osando bensì delle preghiere: io vi prego, signore, di fare questo, o quello, ecc. Quando io partiva per qualche viaggio, o ne ritornava, mi trovava come tutto imbalsamato da’suoi amplessi e dalla cordiale accoglienza che mi faceva. Le sue parole, tutte piene di una certa unzione spirituale, erano sì dolci, e nello stesso tempo sì efficaci, che induceva a fare tutto quella che voleva senza alcun, resistenza.»

La maniera colla quale s’ insinuava nelle pene di coloro elle soffrivano era propria ad inspirar loro coraggio. «Io vi compatisco nella vostra situazione, scriveva ad un Superiore stanco del suo uffizio; ma non dovete spaventarvi delle difficoltà, ed ancor meno lasciarvi abbattere, poichè se ne trovano ovunque, e basta che vivano insieme perchè due uomini sieno in contraddizione. Se foste solo, di verreste a carico di voi stesso e trovereste in voi di che esercitare la vostra pazienza; tanto è. vero che la miserabile nostra vita è piena di croci. Io lodo Dio del buon uso, che sotto persuaso voi fate delle vostre. Ho troppo conosciuto quanta saviezza e quanta dolcezza risiedo nel vostro spirito per dubitare che vi manchino io queste disgustose occasioni. Se non riuscite a soddisfare tutti, non bisogna perciò che voi ve ne diate fastidio, perchè neppure lo stesso nostro Signore lo ha fatto. Quanti vi furono, e quanti vi sotto tuttavia che hanno trovato a ridire sulle parole sue e stille sue azioni?» I bisogni della sua compagnia avendolo obbligato a separare due preti che vivevano in una santa unione. «Io non dubito punto, scriveva ad uno di questi, che la separazione da questo caro e fedele amico non vi sia dolorosa; ma rammentatevi, signore, che il Signor nostro si separò dalla propria sua Madre, e che i suoi discepoli, dallo Spirito Santo così perfettamente uniti, si separarono gli uni dagli altri pel servizio dei Divin Maestro.» In breve tutti coloro che erano sotto la sua direzione non venivano afflitti da qualche male ch’egli non ne soffrisse come quelli e più di quelli.

Persuaso che un Superiore non esige ragionevolmente se non ciò che pratica pel primo; si trovava esattamente a quegli esercizi della sua comunità che costano Ai più, é soprattutto all’orazione della mattina. La sua perfetta esattezza davagli diritto di esigere presso a poco una consimile da’suoi inferiori. La voleva soprattutto da quelli che incaricava della condotta degli altri. Præsint ut prosint. Diceva, che quelli i quali non hanno regola, nè sono esemplari, mancano di una qualità essenziale al governo; e elle un uomo, benchè provveduto di talenti per dirigere gli altri, non è adattato ad essere Superiore di una casa, nè Direttore d’un seminario, se non è esatto agli esercizi della regola. A fine di rendere la sua condotta utile a tutti coloro de’quali aveva la direzione, affaticavasi da principio a distrurre in essi il peccato, e ciò che poteva condurvegli; a questo oggetto stabili il suo seminario interno, e ne fece una scuola di virtù, ove le persone di ogni età. che v’erano ammesse, trovavano negli esercizi della vita spirituale de’mezzi sicuri per distruggere l’uomo vecchio, e divenire nuove creature in Gesù Cristo. La disubbidienza era il difetto che meno perdonava ad un seminarista, e se non si emendava, per quante altre buone qualità ei possedesse, lo congedava. Secondo, il suo parere un uomo troppo attaccato alla propria volontà è un nemico della fanciullezza evangelica, la quale sola ha diritto al Regno de’ cieli, ed è incapace di quella santa abnegazione che deve essere la prima virtù de’discepoli del Salvatore.

Uscendo dal seminario destinava allo studio della teologia ed anche della filosofia coloro, le cui idee su queste materie abbisognavano di essere rinnovate. Dava loro de’ maestri adattati a nudrire il fervore formandogli alla scienza. Non eravi cosa che tanto temesse, quanto il vedere un giovine studente scemare in fervore a misura che cresceva in cognizioni, o perdere il tempo in vane ed inutili curiosità. Diceva a questo proposito che il passaggio dal seminario agli studi è troppo pericoloso, che, come un vetro che dal calore del forno passa in un luogo freddo, corre rischio di rompersi, cosi un giovine che da un luogo di raccoglimento, di vigilanza e di preghiera passa al tumulto di una scuola, corre rischio di sviarsi. Desiderava che tutti i missionari avessero tanta scienza, quanta n’ebbe S. Tommaso, perchè avessero ancora l’ umiltà di quel santo Dottore; diceva che l’orgoglio perde i grandi ingegni come ha perduto gli Angeli, che la scienza senza l’umiltà era sempre stata perniciosa alla Chiesa. La conclusione de’ suoi consigli era che si mettesse la gioventù in grado di essere utile al prossimo. perchè vi eran pochi operai, ed i popoli della campagna si dannavano per mancanza d’ istruzione.

Frutto. Se abbiamo la scienza senza l’ umiltà, non saremo giammai figliuoli d’ Iddio, ma bensi figli del padre della superbia, del demonio. Un Pater ed Ave a S. Vincenzo perchè ci aiuti ad uniformarci alla sua condotta.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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