Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno settimo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno settimo. Conversioni operate da S. Vincenzo de’Paoli.

Quando Vincenzo venne fatto schiavo, dopo molte vicende fu a Tunisi venduto ad un rinegato di Nizza. Questo padrone impiegava Vincenzo a’ lavori della terra, ed il Santo doveva naturalmente credersi assai lontano dal riacquistare la sua libertà, ciò nulladimeno era questo più vicino che noi pensasse; vale a dire per mezzo della conversione del suo padrone e della sua padrona. La moglie di questo era maomettana; ma scorgendo nella modestia e nella pazienza dello schiavo qualche cosa di grande, a cui non era assuefatta, andava frequentemente a vederlo alla campagna ove lavorava, e gli faceva mille dimande sulla religione de’ cristiani, sui loro usi e sulle loro cerimonie. Un giorno gli comandò di cantare le lodi del Dio che adorava. Un uomo colmo dello spirito de’ salmi, si rammentò senza pena di quelle commoventi parole, dal dolore dettate a’ figli d’Israele, allorchè erano prigionieri in Babilonia, come era egli schiavo in Barberia. Cantò il salmo Super flumina Babilonis, e poscia la Salve Regina e simili, di cui la maomettana fu estremamente penetrata. Quindi le parlò dell’eccellenza della religione cristiana.

Quella donna, sorpresa ed incantata di quanto aveva ascoltato, disse a suo marito, che aveva gran torto di aveo abbandonata la sua religione, la quale, sul racconto che Vincenzo le aveva fatto, le sembrava estremamente buona, e perciò il Dio dei cristiani non meritava di essere abbandonato. Un tale discorso nulla aveva d i lusinghiero per un apostata; poichè se uno è padrone di abbandonare la sua prima vocazione, non è per altro padrone di soffocare i gridi della propria coscienza, ed il peccatore il più ostinato sente nel suo interno una voce importuna la quale parla più forte di quella, che ferisce l’ orecchio. Il nizzardo confuso nulla replicò, ma il dì seguente si manifestò a Vincenzo, e l’assicurò essere pronto a salvarsi con lui. Il momento delta partenza non giunse che dieci mesi dopo; il padrone e lo schiavo salirono ambidue sopra un piccolo batello, incapace egualmente o di resistere al furor del mare, o difendersi contro a’corsari. Per poco fossero stati inseguiti o scoperti non potevano evitar la morte. In que’tempi il processo di due uomini, di cui uno fa abiurare il maomettismo all’altro, è ben presto fatto: sono impalati ambidue senz’altra formalità. Tutti questi pericoli non arrestarono i nostri viaggiatori; posero la loro sorte nelle mani di Dio: invocarono quella a cui la Chiesa dà il nome di Stella del mare; la loro speranza non fu delusa, e il dì 28 di giugno arrivarono in Francia e andarono in Avignone.

Colà il rinegato diede tutti i contrassegni della più sincera conversione, e fu riconciliato pubblicamente dal vice legato Pietro Montorio. Quel prelato lo fece ricevere nell’ospedale di s. Gioanni d’Iddio ove aveva fatto voto d’entrare, onde far penitenza; ei si dedicò infatti al servizio degli ammalati per sempre. La stia conversione fu opera del santo Sacerdote.

Una volta Vincenzo fu chiamato a confessare un contadino pericolosamente infermo. Quel disgraziato aveva la coscienza aggravata da più peccati mortali, che un falso rossore gli aveva sempre impedito di manifestare, e animato dalla dolcezza, colla quale era trattato dal suo Direttore, si fece coraggio e gli scoprì que’falli secreti i quali non aveva giammai avuto la forza di palesare ad alcuno. Il penitente alleggerito da un peso enorme, che l’opprimeva da parecchi anni, trasportato dalla gioia esclamava: «io era dannato se non avessi fatto una confessione generale a causa de’ più gravi peccati, de’ quali non aveva osato farne la confessione.» Egli dovette questi buoni sentimenti al servo di Dio, e la sua morte edificò molto coloro che ne furono testimoni.

Fra le conversioni in molte guise operate dal Santo è singolarmente strepitosa quella di un nobile signore savoiardo. Ritiratosi costui in Francia aveva passato tutta la sua vita alla corte, e come per l’ ordinario succede a coloro che la frequentano, ne aveva preso i sentimenti e le massime. Essendo allora i duelli la passione dominante delle persone qualificate, ed il mezzo il più proprio per acquistare quella falsa riputazione, di cui queste sono sì gelose, il nostro militare il quale non sapeva perdonare nè dissimulare un’ ingiuria, passava per uno de’ più grandi duellisti del suo secolo. E cosa incredibile quanti omicidi avesse commessi. La riputazione di Vincenzo essendosi ben presto dilatata, egli volle conoscere co’ propri occhi un uomo, di cui si raccontavano tante cose straordinario. La parola del Santo fu per lui la spada a due tagli, di cui paria la scrittura; essa penetrò nei nascondigli dell’anima sua; questo uomo che ne aveva fatti tremare tanti altri, cominciò a temere egli stesso. La sua coscienza gli fece orrore, e per calmarla si pose sotto la direzione del Santo. Il suo ritorno a Dio fu sincero, e Vincenzo ebbe difficoltà a moderare il suo fervore. Tutta la provincia dove abitava fu maravigliata vedendo un uomo vendicativo, collerico all’eccesso, e che non conosceva altre leggi fuori quelle della convenienza del secolo, abbracciare in meno di quindici giorni i più rigorosi esercizi d’una vita perfettamente cristiana. Vendè sull’ istante un vasto suo podere, e la somma ritratta impiegò parte a fondare monasteri, parte a sollevare coloro i quali si trovavano nell’ indigenza, ed avrebbe venduto quanto possedeva se Vincenzo per giusti titoli non l’avesse impedito. Condusse tutta la sua vita in modo affatto esemplare. Finalmente vicino a morire chiese un Padre cappuccino, e ricevette l’ umile abito di s. Francesco. Quell’abito di penitenza gli sembrò più glorioso di tutte le dignità, di cui era stato rivestito. Non vi fu alcuno il quale dubitasse, la di lui morte non fosse preziosa agli occhi del Signore.

Il santo Sacerdote non limitò già il suo zelo a coloro che s. Paolo chiamò i domestici della fede; lo estese altresì a coloro i quali le nuove eresie avevano separato dalla Chiesa. Uno de’ primi di cui imprese la conversione fu un certo Reinier, presso del quale egli aveva alloggiato. Era questi un giovine signore, a cui i suoi parenti avevano trasmesso e i loro errori ed un considerabile patrimonio, e perciò una grande facilità d’ immergersi in ogni sorta di disordini, egli ne usava senza riguardo. Vincenzo sull’esempio del Salvatore, il quale conversava volentieri co’ pubblicani e che aveva cura maggiore de’ malati che de’sani, s’ insinuò progressivamente nel suo spirito; fece a lui comprendere il pericolo nel quale i suoi cattivi costumi e la sua eresia esponevano l’eterna sua salvezza; lo separò a poco a poco dalla compagnia de’ libertini che l’assediavano, finalmente gli rappresentò co’ modi i più vivi, che se il libertinaggio s’accorda bene con una religione, la quale facesse Dio autore del peccato, non s’accorda per altro colla vera religione di Gesù Cristo. Le parole dell’uomo di Dio ló scossero finalmente. Il cangiamento inopinato della sua condotta destò inquietudini ne’ministri di sua setta; un uomo ricco è un oggetto per li settari; le cui ‘sostanze aiutano la fazione, e il suo nome ne aumenta il numero. Si mise dunque tutto in opera per trattenere un uomo il quale diveniva sospetto soltanto per essere divenuto più saggio; ma i rimproveri e le sollecitazioni furono inutili. La grazia operava, e il nuovo proselita, dopo aver rinunciato alle sue sregolatezze, abiurò l’eresia, menando il resto di sua vita in opere di cristiana pietà.

La conversione di Reinier fu seguita da molte altre, ma non ve n’ebbe alcuna che facesse più rumore di quella de’ figliuoli di un certo Garone, perchè non ve ne fu alcuna più contrastata. Il loro padre era uno de’ più zelanti partigiani della religione pretesa riformata, il cangiamento di Reinier suo cognato lo aveva irritato, ma quando s’ avvide che si disingannarono anche i suoi figli, allora più non ebbe ritegno. Mise in opera tutto quanto l’autorità paterna ha di più atto per fare impressione; li minacciò diseredarli, citò Vincenzo alla camera di Grenoble, mise in movimento e i suoi amici, e i suoi ministri. Tutto fu inutile, poichè non v’ è forza nè potenza che possa prevalere contra i disegni di Dio. Tutti i suoi figli si convertirono. il disgraziato padre ne morì di cordoglio, ma la sua stessa morte rianimò la fede nella sua famiglia. il primogenito de’ suoi figli entrò nell’ordine di s. Francesco; la figlia si fece religiosa; gli altri restarono nel secolo e vi diedero grandi esempi di carità, di disinteresse, e soprattutto dì zelo per la gloria d’Iddio.

Alcun tempo dopo il nostro santo Sacerdote entrò in disputa con tre eretici. Propose a costoro i dogmi della Chiesa in tutta la loro semplicità. Ascoltava con pazienza le loro obbiezioni e le scioglieva con quella precisione ch’era propria del suo talento, il che è oggetto tuttora d’ammirazione nelle sue lettere, e nelle sue conferenze. Alla sesta conferenza due si arresero e dopo essere stati assai felici per conoscere la verità, furono assai generosi per abbracciarla e farne una pubblica professione, non fu però così del terzo.

Questi sebbene di spirito e di talento era uno di coloro i quali colgono con avidità tutto ciò che sembra favorire le loro prevenzioni, e non si degnano di ascoltare quanto potrebbe loro aprire gli occhi; hanno molta sagacità per moltiplicare le obbiezioni, ma non bastanti lumi per discernere il falso, anche quando questo si fa conoscere; finalmente che s’ immaginano la loro condotta essere superiore ad ogni attacco, perchè vedono ciò che v’ha di difettoso nella condotta altrui. Tale era l’uomo col quale Vincenzo ebbe a trattare; si credeva di molto ingegno, pretendeva dogmalizzare, viveva assai male. Nulladimeno si faceva un argomento di partito nella cattiva vita de’ cattolici, ed ogni giorno ritornava al conflitto con nuove difficoltà. Eccone una che fa vedere quanto sarà terribile il giudizio che Dio eserciterà sopra i cattivi sacerdoti, e con quanto grande equità, secondo la sentenza di Ezechiello, vendicherà sull’ indolenza de’ pastori la perdita delle pecore loro confidate.

«Voi pretendete, Signore, che la Chiesa di Roma sia guidata dallo Spirito di Dio, diceva l’ eretico al nostro Santo, ma questo appunto è ciò eh’ io non posso credere; poichè da una parte si vedono i cattolici della campagna abbandonati a Curati viziosi ed ignoranti, senza essere istruiti de’ loro doveri, senza che la magior parte sappiano neppure che cosa sia la cristiana religione, e dall’ altra si veggono le città ripiene di preti e di monaci che nulla fanno, e lasciano nulladimeno quella povera gente nell’ignoranza spaventosa, per cui si perdono tutti i giorni; e voi vorreste persuadermi che ciò sia guidato dallo Spirito Santo? Io non lo crederò mai più.»

Il servo d’ Iddio fu afflitto di vedere un eretico giustificare la sua ribellione contro alla Chiesa colla condotta ili coloro stessi, la cui vita dovrebbe essere tanto edificante da farvi entrare il pagano e l’ infedele. Concepì di nuovo e l’ estensione del bisogno spirituale de’ popoli della campagna e la necessità di soccorrerli. Tuttavia per non lasciar senza risposta una difficoltà, la quale in fondo nulla aveva di solido, e in certo modo potrebbe essere tanto concludente contro a’ protestatiti, quanto contro a’ cattolici, Vincenzo dissimulando il male quanto potè farlo, replicò, che vi erano ancora in molte parrocchie buoni Curati e buoni Vicari; che fra gli ecclesiastici cd i religiosi che abbondano nelle città, ve n’erano di quelli i quali impiegavano il loro ministero nelle carceri e negli ospedali. Altri andavano a catechizzare e predicare nelle campagne; fra quei che non uscivano da’ loro monasteri, alcuni erano occupati a pregar Dio ed a cantare le sue lodi notte e giorno, altri servivano utilmente il pubblico componendo dotte opere, insegnando a’ popoli la cristiana dottrina, e amministrando i sacramenti; aggiunse che coloro, i quali restavano dissoluti e non s’impiegavano come dovevano, adempiendo alle loro obbligazioni, erano uomini particolari, soggetti all’errore, veramente membri della Chiesa, perchè essa racchiude nel suo seno la paglia ed il buon grano, ma che questi non formavano già la Chiesa, anzi all’ opposto resistevano allo Spirito Santo il quale la governa. Terminò spiegando ciò che intendono i cattolici quando insegnano la Chiesa essere diretta dallo Spirito Santo, e fece vedere questa direzione riguardare o il corpo stesso della Chiesa che non può ingannarsi nelle sue decisioni, o i particolari i quali non possono smarrirsi, allorchè seguitano i lumi della fede e le regole della giustizia cristiana.

Una risposta tanto giusta avrebbe dovuto soddisfare colui al quale era fatta; pure egli non si arreso e sostenne sempre l’ignoranza de’popoli e il poco zelo de’ preti essere una prova infallibile che la Chièsa romana non era guidata dallo spirito di Dio. Vincenzo per impedire non si facessero più simili obbiezioni fece dare una missione. Sparsasi la voce per tutto quel paese, il nostro eretico prese ad esaminare con tutta l’attenzione d’un uomo prevenuto gli esercizi che vi si facevano; assistè alle prediche ed a’ catechismi; vide la cura che si prendevano d’insegnare a chi era nell’ ignoranza delle verità necessarie alla salvezza; ammirò la carità colla quale si addattavano alla debolezza ed alla incapacità de’ più grossolani per rendere loro intelligibile ciò ch’essi dovevano credere, e far loro bene intendere quanto dovevano porre in pratica. Finalmente fu testimonio della conversione d’un gran numero di peccatori. Colpito da tutti questi oggetti disse al Santo: «Ora vedo che lo Spirito Santo guida la Chiesa Romana, poichè in essa si prendo cura dell’istruzione e della salvezza de’poveri contadini. lo son pronto ad entrarvi quando a voi piacerà che vi sia ricevuto.»

Vincenzo avendogli dimandato se non aveva più alcuna difficoltà o dubbio: «No, rispose, io credo tutto ciò che mi avete detto, e sono disposto a rinunciare pubblicamente a tutti i miei errori.»

Il nostro santo Sacerdote per assicurarsi vie più dell’integrità della fede del suo proselito lo interrogò sovra alcuni articoli che sono controversi fra noi ed i protestanti, e sopra quelli sui quali era sembrato più lontano. Fu il Santo soddisfatto delle risposte di lui, e riconobbe con gioia che egli aveva ritenuto ciò che gli si era insegnato. Fu fissato il giorno per dargli l’assoluzione della sua eresia. La radunanza era numerosa, perchè il popolo era stato avvisato della cerimonia; ognuno ringraziava Iddio del ritorno della pecorella smarrita, rallegrandosi di vederla correre da se stessa all’ovile; ma questa gioia santa venne turbata da un accidente impensato.

Vincenzo avendo dimandato pubblicamente a quell’ uomo se perseverava nella risoluzione d’abiurare i suoi errori, rispose, a dir vero, che vi perseverava, tua soggiunse che una nuova difficoltà sorgeva nel suo spirito all’occasione d’ un’ immagine di pietra assai mal formata rappresentante la santa Vergine, nella quale, diceva egli indicandola col dito, non poteva credere esistesse qualche virtù. Il Santo rispose che la Chiesa non insegnava già vi fosse qualche virtù in quelle immagini materiali; che Dio poteva bensì loro comunicarne, e loro ne comunicava di tempo in tempo, come l’aveva fatto altre volte alla verga di Mosè che operava tanti miracoli, ma che per se stesse non avevano forza, nè potere; del resto questo dogma della nostra fede era sì conosciuto nella Chiesa, che i fanciulli stessi potevano spiegarglielo. Il santo Sacerdote chiamò al momento uno de’più istruiti, dimandò a lui ciò che dobbiamo credere circa le sante immagini; il fanciullo rispose essere cosa buona l’averne, e di renderloro l’onore dovuto, non a causa della materia di cui sono formate, ma perchè ci rappresentano nostro Signore, la sua gloriosa Madre e gli altri Santi i quali regnano nel cielo, e avendo eglino trionfato del mondo ci esortano con queste mute figure a seguire la loro fede ed i loro buoni esempi. Vincenzo fece risaltare questa risposta, e se ne servì per far confessare a quell’ eretico che la difficoltà, la quale lo aveva soffermato, nulla aveva di solido. Il protestante si arrese di buona fede, abiurò i suoi errori alla presenza di grande moltitudine, e perseverò fino alla morte nel cattolicismo. L’ordine ed i particolari di questa conversione restarono sempre profondamente impressi nella memoria del nostro Santo, perchè la cura che si prendeva d’istruire gli abitanti della campagna n’era stato il principale motivo.

Frutto. Chiunque ha persone a se affidate procuri siano istrutte nelle verità della fede, e dove scorge negligenza, si armi di santo zelo onde si tolga l’ignoranza delle verità della religione, e si toglieranno altresì i disordini del peccato.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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