Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno decimosecondo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno decimosecondo. Della sua fede.

La fede è il fondamento delle virtù cristiane, la base della salvezza e l’alimento di cui il giusto si nutre sulla terra: Justus ex fide vivit, dice il Signore. Vincenzo temeva tino l’ombra di ciò che poteva alterare. la sua fede: sapeva che quanto più essa è semmplice, tanto più è grata a Dio; non la fondava sugli umani raziocini, nè sulle sottigliezze filosofiche, ma sull’ autorità della Chiesa. «Siccome, diceva, meno si vede il sole quanto più in esso si fissa lo sguardo, per egual maniera meno si crede colla fede quanto più si vuol ragionare sulle verità della Religione. Per credere basta che la Chiesa parli, non è possibile che manchiamo sottomettendoci ad essa. La Chiesa è il regno d’Iddio, spetta dunque alla Provvidenza l’indicare a’Pastori, che la governano, la strada che devono tenere, e il non permettere seguirne un’altra che conduca all’errore.»

Queste disposizioni inspiravano al servo di Dio un giusto allontanamento da quegli spiriti inquieti e curiosi, i quali si compiacciono di sofisticare sui nostri Misteri e sembrano volerli comprendere. L’ alta idea che aveva della fede lo induceva a comunicarla, per quanto era in lui, a coloro soprattutto che n’erano maggiormente mancanti. Da ciò i suoi catechismi e le istruzioni che fece sì sovente a’poveri, d’ordinario tanto trascurati; da ciò la sua attenzione a bene imprimere questi stessi sentimenti in quelli fra i suoi amici che credeva più acconci ad esercitare questo dovere di carità; da ciò lo stabilimento della congregazione, vale a dire di un corpo d’operai evangelici destinati a far nascere e a coltivare il germe della fede nelle terre le più sterili; da ciò il santo diletto col quale pubblicava il bene che facevano altre compagnie, che un occhio geloso avrebbe riguardato come rivali. «Il Padre Eudes, diceva egli, quel buon Padre, con alcuni altri sacerdoti che aveva seco condotti dalla Normandia, è venuto a Parigi a dar una missione che ha fatto molto strepito e molto frutto: il concorso era grandissimo…. Noi non abbiamo parte alcuna a questo bene, perchè siam dedicali al povero popolo della campagna: abbiamo soltanto la consolazione di vedere che i nostri piccoli lavori hanno eccitato l’emulazione d’ una quantità di buoni operai, che li esercitano con maggior grazia di noi.»

Che fede! che umiltà! diciamo pure l’una e l’altra, poichè quando la fede è tanto viva, come lo era in Vincenzo, non va mai disgiunta da una profonda umiltà.

Se il sant’Uomo ebbe la purità della fede, n’ebbe ancor la pienezza: ne viveva come ne vive l’uomo giusto: animava essa le sue azioni, le sue parole, le pie affezioni, i suoi pensieri. Sul livello della fede regolava i suoi giudizi, formava i suoi progetti, e seguiva le sue imprese. Ciò che la maggior parte degli uomini fanno o per movimento naturale o per umani principi, egli lo faceva a motivo e sulle regole della fede. Un disegno autorizzato da ragioni d’una saggia politica non era di suo gradimento se non autorizzato dalle massime del Vangelo, o non poteva riferirsi ad un fine soprannaturale. Era convinto, che se gli affari di Dio riescono talvolta a male. o a poco, egli è perchè coloro, i quali ne sollecitano l’esecuzione, si appoggiano troppo sopra ragioni umane. «No, no, disse egli un giorno, non sono che le sole eterne verità che sono a capaci di riempiere il nostro cuore e di guidarci con sicurezza. Credetemi pure, non fa d’uopo che di appoggiarci validamente sopra qualcuna delle perfezioni d’Iddio, come sarebbe a dire sulla sua bontà, sulla sua Provvidenza, sulla sua immensità, non bisogna, dico, che stabilirsi ben bene su questi fondamenti divini per di venire perfetti in breve. Non intendo già n dire che non sia eziandio ben fatto di convincerci con forti ragioni che possono sempre servire, ma bisogna valercene sumbordinatamente alle verità della fede. L’esperienza c’insegna che i predicatori, i quali parlano conforme a’ lumi della fede, operano sulle anime più di coloro che riempiono i sermoni di umani ragionamenti e d’argomenti filosofici.; perchè i lumi della fede sono sempre accompagnati da una certa unzione tutta celeste che, si spande segretamente nel cuore degli uditori, e da ciò si può giudicare quanto sia necessario, tanto per la nostra propria perfezione, quanto per procurare la salvezza delle anime, di assuefarci a seguire sempre ed in tutto i lumi della fede.»

L’uomo di Dio ‘seguiva sì universalmente questi santi lumi, che erano per lui quella lucerna accesa, la quale guidava tutti i passi dei Re profeta: Lucerna pedibus meis verbum tuum, et lumen semitis meis. Col favore di questa fiaccola, che risplende nei luoghi i più oscuri, vedeva negli oggetti sensibili ciò che gli occhi dei corpo non potevano scorgere. «Se io considero, diceva, un contadino o una povera donna secondo il suo esteriore e ciò che sembra proporzionato al loro spirito, appena troverei in loro la figura e lo spirito di esseri ragionevoli, tanto sono essi grossolani e materiali ma se gli osservo coi lumi della fede, vedrò che il Figlio di Dio, il quale volle essere povero, ci viene rappresentato da questi poveri; vedrò che non. aveva quasi più la figura d’uomo nella sua passione; A vedrò che da’ gentili riputavasi un insensato e consideravasi qual pietra di scandalo da’giudei; vedrò infine,che malgrado tutto ciò egli si qualifica il predicatore de’poveri: Evangelizare pauperibus misit me. Oh mio Dio! quanto mai sembrano, i poveri degni di disprezzo, allorchè si esaminano secondo i sentimenti della carne e del mondo, ma quanto è bello osservarli considerati in Gesù Cristo, e nella a stima ch’ei ne ha fatta!»

Tale era la fede del sant’uomo: per meglio giudicarne non si ha che a gettare uno sguardo sulle altre sue virtù, e dall’eccellenza e dalla moltiplicità de’ frutti si conoscerà la forza ed il vigore della radice che li produsse. Noi vedemmo con quale zelo Vincenzo lavorò per la conversione degli eretici, dei rinegati e degli infedeli; la sua fede vi brilla di tutta la sua luce.

Frutto. La fede senza opere vale a niente; facciamo dunque opere di fede. Opera di fede si è credere che vi è un Dio, cui dobbiamo servire con tutte le forze dell’ anima e della mente nostra; credere che vi è un inferno, quindi tener da noi lontano il peccato mortale, che solo ci può entro precipitare; credere che v’è un paradiso, perciò praticare la virtù per giugnerne un giorno al possesso.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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