Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno decimonono

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno decimonono. Sua purità.

È facile il comprendere che un uomo, il quale non agognava che la mortificazione di Gesù Cristo, mortificava la sua carne colla più austera penitenza, è facile il comprendere, ripeterò, che un uomo di tal fatta aveva un grande impero sopra se stesso. Malgrado ciò, era sì vigilante, sì timido, come se avesse veduto a’suoi fianchi l’angelo di Satana, che schiaffeggiava san Paolo. Per rendere nulli gli assalti di quel crudele nemico delle anime, si fece di buon’ ora una legge delle cinque regolo seguenti, dalle quali mai si allontanò.

La prima era di non far visita ad alcuna donna, fosse anche delle signore della sua assemblea, se non quando lo esigeva la gloria di Dio.

Oltre l’essere assai conciso ne’ trattenimenti ch’era obbligato di avere colle persone del sesso femminile, era estremamente modesto. I suoi sguardi non erano mai fissi su di esse, nè dinotavano leggerezza; teneva gli occhi bassi senza sforzo e senza affettazione, così che rassomigliava ad un angelo piuttosto che ad un uomo. Essendo decrepito e più che ottuagenario, mai si trovò da solo a solo con una donna, nè in sua casa, nè presso di quella. Ovunque aveva un compagno, il quale aveva ordine di non mai perderlo di vista. Se si parlava con lui di affari di coscienza, quello stesso compagno se ne stava alquanto in disparte, ma sempre in modo di vedere ciò che facevasi. Una nobile signora avendogli fatto visita a s. Lazzaro, quegli che era incaricato di venire con lui al parlatorio si ritirò per rispetto e chiuse la porta; il Santo lo richiamò, al momento stesso, gli fece conoscere il suo fallo e gli proibì di allontanarsi: lo stesso fece in molte occasioni consimili.

Quantunque dovesse bene spesso trattare con persone che avevano bisogno di consolazione, non servivasi per addolcire l’amarezza del loro cuore che di parole e di massime della Sacra Scrittura: ignorava quelle espressioni affettuose che non potrebbero guarire un male se non producendone un altro. «Voglio credere, diceva, parlando d’ una lettera troppo tenera, sulla quale era stato consultato, voglio credere che la persona, la quale vi scrisse così teneramente, non pensa esservi male; ma bisogna confessare che la sua lettera è capace di colpire un cuore, che vi fosse disposto e meno forte del vostro. Degnisi il Signore di preservarci dalla

frequenza di una persona che può somministrare qualche piccola alterazione al nostro spirito.»

Finalmente sapendo che la purità somiglia a quegli specchi di ca. un soffio leggero appanna lo splendore, era sì circospetto nelle sue conversazioni, che non poteva esserlo di più. Lo stesso vocabolo Castità non gli sembrava bastantemente espressivo; vi sostituiva quello di Purità, che presenta un senso più esteso. Trattavasi forse di frenare il disordine di quelle vittime del libertinaggio che si perdono cagionando insieme alla loro la perdita di. tanti altri? Non le indicava che coll’espressione di povere creature, e la loro incontinenza con quella di disgrazia o di debolezza. Una frase libera lo faceva arrossire, e se poteva farlo, rimproverava sull’ istante coloro che l’ avevano proferita alla sua presenza.

Mediante queste precauzioni rigorose, sebbene calunniato su diversi punti al pari del Divin suo Maestro, la sua riputazione non mai fu intaccata sull’articolo della purità, come non lo fu quella del Salvatore. All’opposto fu riguardato, e ben meritò di esserlo, come uno de’ più grandi zelatori della castità. Si sa che nelle missioni ha sottratto ad un pericolo imminente una quantità di giovinette e di donne ch’erano in procinto di cedere alle vive e premurose importunità; nelle provincie desolate dalla guerra ne ha vestito e nudrito un numero prodigioso, che la miseria e la fame avrebbero forse strascinato fino a gravi disordini; la Lorena, ove il suo nome non perirà giammai, gli è debitrice dell’ onore delle sue vergini, che fece venire a Parigi a drappelli, le quali per interposizione delle signore della stia assemblea, trovarono un asilo presso a pie persone. Finalmente fu sotto gl’auspizi di lui, che due sante ed illustri vedove aprirono le loro case a migliaia di colombe che erano agli estremi, e a cui un giorno solo di dilazione avrebbe costato la perdita dell’innocenza. Queste stesse colombe, sebbene ritirate, avevano, secondo lui, bisogno di essere diligentemente invigilate, e perciò voleva che non si perdessero mai d i vista nè di giorno, nè di notte.

Il Santo aveva concepito ed avrebbe anche eseguito un gran disegno se la morte non l’avesse rapito sì presto. Il grand’Uomo formò sul declinare de’ suoi giorni il piano d’uno spedale per le giovani e per le donne abbandonate, e soprattutto per quelle che fanno l’infame traffico dell’ onore delle altre. Su questo proposito aveva già tenuto lunghe conferenze con persone divote, e

quantunque conoscesse un progetto di tal natura avere incontrato difficoltà nell’esecuzione, non si dubita che la sua pazienza e la sua sagacità non gliele avessero fatte superare. Però la pia volontà del Santo venne eseguita dopo la morte di lui da coloro che eransi associati in questa buona opera, la quale venne felicemente condotta a termino.

Se Vincenzo fu sì attento a conservare la purità nelle persone estranee, qual non doveva essere il suo zelo per quello de’suoi figli? Confesso candidamente, che se non si conoscesse la corruzione del cuore umano, si crederebbe che avesse spinto all’eccesso le precauzioni. Un parroco gli dimandò se quando visitava le ammalate doveva avere con se un compagno. «Oh Gesù! gli rispose, guardatevi ben bene dal non farlo. Quando il Figlio di Dio ordinò che gli Apostoli andassero a due a due, vedeva senza dubbio grandi mali se gli avesse inviati soli. Or chi vorrà derogare ad usanza ch’egli ha introdotta fra i suoi o che la compagnia ha sempre osservato? L’ esperienza ha fatto conoscere ad un gran numero di comunità di religiose essere necessario che la porta dell’ infermeria sia aperta e le cortine del letto aperte nei « monasteri, quando i confessori amministrano i Sacramenti e stanno presso le ammalale a causa degli abusi che ebbero luogo in quei tempi ed in quei luoghi.» Consultato da un sacerdote di cuore retto e semplice se, per conoscere la gravezza del male di una donna ammalata onde amministrarle all’opportunità i Sacramenti, poteva toccarle i polsi, il servo di Dio rispose: «Bisogna assolutamente astenersi da questa pratica; lo spirito maligno può valersi dell’occasione per tentare il vivo e la stessa moribonda; il demonio in quell’ ultimo passo si serve di ogni arma per procacciarsi un’ anima: la vigorìa della passioni può rimanere, sebbene quella del corpo sia infiacchita. Dovete rammentarvi dell’esempio di quel Santo, che essendosi separato dalla moglie col consenso di lei, non volle per metterle che lo toccasse nella sua ultima malattia, ed esclamò con quanta voce gli restava, che il fuoco covava tuttora sotto la cenere. Del resto se volete conoscere i sintomi di una morte vicina, pregate il medico ed il chirurgo o qualche altra persona ivi presente di rendervi questo servigio: ma, checchè ne succeda, non v’ azzardate mai di toccare nè giovinetta, nè donna sotto qualunque siasi pretesto.»

Il Santo esigeva l’astinenza non solamente dalle azioni permesse, ma da quelle eziandio le quali sono buone e sante, allorchè, a giudizio di coloro che vi dirigono, possono somministrare del sospetto; poichè far tutti i sospetti giusti od ingiusti non ve n’è alcuno che rechi un colpo più funesto ad un sacerdote, a’suoi talenti, a’suoi impieghi, di quello che sparge delle nubi sulla purità de’ suoi costumi; o ciò che prescriveva in questo genere a’suoi ecclesiastici, lo consigliava a’ secolari. «Se non vi è male, diceva, nell’intrattenersi da solo a solo con persone di sesso diverso, si dà sempre motivo di pensare che ve ne sia; d’altronde il mezzo migliore di conservare la purità, si è di evitare le occasion che potrebbero macchiarla.» Giudizioso per altro canto non soffriva che si avesse a spaventare male a proposito per un diluvio di folli immaginazioni che passano per la mente, e da cui non vanno esenti nè anche le anime più pure. «Non bisogna, scriveva ad uno de’ suoi, che rechiuvi stupore le tentazioni che avete; è questo un esercizio che Dio v’invia per umiliarvi e farvi temere; ma riponete in lui una piena confidenza. La sua grazia vi basta, purchè fuggiate le occasioni, e che riconosciate d’aver bisogno del soccorso. Assuefatevi a nascondere il vostro cuore nelle sacre piaghe di Gesù Cristo ogni qual volta sarà assalito da queste impurità: quell’asilo è inaccessibile al demonio.»

Frutto. Chi vuole conservare la preziosa virtù della purità fugga rigorosissimamente il trattare famigliarmente con persone di sesso diverso. Fugga altresì qualunque siasi discorso che possa avere sinistra interpretazione sulla materia di cui parliamo.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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