{"id":53929,"date":"2016-07-25T18:00:02","date_gmt":"2016-07-25T16:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/somos.vicencianos.org\/blog\/2011\/10\/linee-della-pastorale-missionaria-di-abuna-yaqob\/"},"modified":"2016-07-25T07:54:52","modified_gmt":"2016-07-25T05:54:52","slug":"linee-della-pastorale-missionaria-di-abuna-yaqob","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/vincentians.com\/it\/linee-della-pastorale-missionaria-di-abuna-yaqob\/","title":{"rendered":"Linee della pastorale missionaria di Abuna Yaqob"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>In alcuni documenti del 1868, atto anni dopo la morte del\u00adl apostolo Giustino De Jacobis, si troyano g\u00edudizi autorevoli dei superiori maggiori sulla sua attivit\u00e1 missionaria che lasciano per lo mena molto perpless\u00ed, anche se bisogna tener canta delle av\u00adversit\u00e1 e dei contrasti che in quegli anni avevano provato tremen\u00addamente la missione etiopica<\/p>\n<p>Fin dagli anni quaranta, poco dopo l&#8217;inizio della missione, s\u00ed riteneva a torta che il De Jacobis non avesse alcuna idea, alcun piano preciso, alcuno spirito di organizzazione. Tanto che alla fine del 1856 i superior\u00ed pensavano di richiamarlo in Europa, nonostante che cinque anni prima la visita canonica fatta dall&#8217;assistente generale P. Marc-Antoine Poussou cm., fosse stata molto favo\u00adrevole. \u00ab Mons. De Jacobis sembra appositamente fatto, scriveva l&#8217;assistente generale nella sua relazione a &#8220;Propaganda&#8221;, per vive- re con gli abissini. Buono, dolce, caritatevole, mortificato, pazien\u00adte, non si distingue in nella dall&#8217;ultimo dei preti, che egli imita nel mang\u00edare, nel vestire, ed in tutti gli usi leciti della vita, va scalzo, e per vestimenta non porta che le mutande, una tunica di grossa tela ed un berrettino di tela in testa. Il suo letto \u00e9 una pelle di vacca, sua cavalcatura un bastone, lungo cinque o sei piedi; se in viaggio si fa seguire alle volte da un giumento, non b tanto per uso suo, quanta per uso di quelli che l&#8217;accompagnano e sembrano agli occhi suoi averne pib bisogno. Questa vita sem\u00adplice, frugale b molto dura per un europeo, altrimenti abituato, gli ha acquistata la stima generale. Lo dicono santo. E se Dio ha disegni di misericordia sull&#8217;Abissinia, Mons. De Jacobis mi sembra la persona pi\u00fa atta ad esserne lo strumento\u00bb. La rela\u00adzione, valutando la situazione precaria dei missionari sempre og\u00adgetto della persecuzione dell&#8217;Abuna Salama, ritiene che, senza scoraggiarsi \u00ab debbono continuare a seguire il <em>metodo <\/em>tenuto fi- nora, pregare, combattere i pregiudizi naz\u00edonali e non precipitare nulla\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>De Jacobis nell&#8217;impiantare la Chiesa cattolica in Etiop\u00eda e nel realizzare l&#8217;espansione del Regno di Dio in quella terra (che chiama <em>mia povera patria di elezione), <\/em>di fatto esercita durante pib di venti anni un&#8217;azione missionaria intelligente e precisa, che con termin\u00ed moderni si pub chiamare \u00ab pastorale missionaria\u00bb.<\/p>\n<p>Purtroppo quasi tutti in Europa ignoravano la esatta ubicazione umana, geografica e religiosa dell&#8217;Etiopia nel mondo di allora, come pure le reali possibilit\u00e1, le enormi difficolt\u00e1 e la oggettiva situazione della missione cattolica.<\/p>\n<p>Forse per questo da alcuni si aspettavano i frutti immediata\u00admente evidenti, oltre che la sistematicit\u00e1, la funzionalit\u00e1 e la efficienza di una organizzazione missionaria bene ordinata, come se quel paese fosse in Europa e come se tutto si potesse realiz\u00adzare al movimento di una bacchetta magica. Ma umilmente bisogna tener presente che l&#8217;azione missionaria \u00e9 un fatto eminentemente spirituale e religioso. Essa penetra nel tessuto sociale, culturale e religioso del paese prescelto, lentamente lo trasforma, non conscadenze predeterminate, ma con le lente e dolorose tappe del Vangelo, segnate dalla Provvidenza divina pi\u00fa che dal tempo.<\/p>\n<p>Comunque, nonostante i giudizi affrettati e superata la impre\u00adparazione iniziale, Giustino De Jacobis, mosso dalla potente ispi\u00adrazione di Dio, con semplicit\u00e1 mette in opera una pastorale mis\u00adsionaria, che si valeva di un piano, di un metodo e di una strategia, non applicandoli in modo rigido, ma, secondo le esigenze della pastorale stessa, con intelligenza e flessibilit\u00e1.<\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p>Appena arrivato a Adua alla fine di ottobre 1839, il De Jacobis si mise a studiare assieme al confratelli, p. Giuseppe Sapeto (1811-\u00ad1895) e p. Luigi Montuori (1798-1857), lo stato reale del paese la possibile azione missionaria da svolgere. Di comune accordo in piena armonia di intenti stabilirono il loro preciso disegno, che certamente si valse della esperienza gi\u00e1 acquisita dal Sapeto in quasi due anni di permanenza nel paese.<\/p>\n<p>L&#8217;ispirazione, che li comandava dal di dentro e contemporanea\u00admente li confortava col mandato della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, era quella di portare alla fede cattolica romana i popoli dell&#8217;impero etiopico. Ma la missione d&#8217;Etiopia era ben differente dalle altre: si trattava d\u00ed impiantare e di portare avanti l&#8217;attivit\u00e1 missionaria in un paese di antiche tradizioni cristiane e di una religiosit\u00e1 particolare, uniti a difficolt\u00e1 senza numero. Guar\u00addandosi bene attorno e cogliendo ogni suggerimento possibile, il De Jacobis e i compagni si consacrarono con generosit\u00e1 al loro compito. Alcuni anni dopo soltanto, l&#8217;iniziale ispirazione della ri\u00adcerca dell&#8217;unione con Roma per mezzo dell&#8217;azione dei missionari europei, gradualmente si mut\u00f3 nella intuizione della conversione dell&#8217;Etiopia per mezzo degli etiopi. \u00ab Un prete dell&#8217;Abissinia, scrive il De Jacobis fi 28 settembre 1846&#8242;, profondamente catto\u00adlico, e sufficientemente istruito, a causa d\u00ed quella sua perfetta noti\u00adzia della lingua, degli usi, e fin dei pregiudizi dei suoi connazionali, notizia cui assai difficilmente perviene un europeo, per tutto questo egli qui fatica sempre con successo incomparabilmente superiore a quello di un europeo. Com&#8217;essi poi seguono la liturgia e la cat\u00adtolica disciplina or\u00edentale, per questo fanno essi rapidamente avan\u00adzare la causa cattolica in una gente, come questa, che non si lascia prendere che da quanto vede e conta con mano\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;Etiopia era divisa etnicamente, pol\u00edticamente e religiosamente in diverse regioni. I tre missionari vincenziani dovettero tener conto di questa realt\u00e1 e perc\u00ed\u00f3 si divisero fi campo di lavoro, in modo da svolgere il loro apostolato contemporaneamente in tre zone, al sud (Scioa), al centro (Amhara con capitale Gondar) e al nord (Tigr\u00e9 con capoluogo Adua). L&#8217;azione missionaria avrebbe avuto il suo sviluppo nei tre centri e nel caso che i missionari fossero stati perseguitati e cacciati da una parte, avrebbero sempre avuto rifugio in un&#8217;altra. Sapeto, pi\u00fa pratico della lingua e del paese, sarebbe andato nella Scioa, invitatovi dal Ras Sahla Sellas\u00adsi\u00e9, anche per un possibile inserimento presso i Galla, popoli pagani; Montuori sarebbe andato a Gondar, antica capitale dell&#8217;im\u00adpero etiopico; De Jacobis sarebbe rimasto a Adua, anche per te\u00adnere le comunicazioni con Massaua e la corrispondenza con l&#8217;Eu\u00adropa. Questo disegno non fu mai visto con entusiasmo dai supe\u00adriori maggiori, i quali avrebbero preferito che i confratelli avessero concentrato le loro attivit\u00e1 e i loro sforz\u00ed in un&#8217;unica zona. Le cose continuarono come eran state predisposte dai tre missionari, tuttavia di fatto le grandi linee del loro disegno ebbero solo parziale esecuzione in quanto fi Sapeto, malfermo in salute, in quel tempo rest\u00f3 sempre col Montuori a Gondar alloggiati in una ca\u00adsetta che avevano comprata nel quartiere inviolabile. Per il paese dei Galla al sud, fu creato poi nel 1846 un nuovo vicariato apo\u00adstolico, affidato al famoso cappuccino Mons. Guglielmo Massaia. Per il resto del territorio fu provvidenziale l&#8217;aver fissato le stazioni o residenze missionarie in diverse regioni, specialmente per far fronte al pericol\u00ed delle due grandi persecuzioni promosse dall&#8217;abuna Salama, il quale si serv\u00ed prima di Ubi\u00e9, capo del Tigr\u00e9, e poi di Kassa, fi futuro imperatore Teodoro II. In pratica quindi, nel tem\u00adpo della missione del De Jacobis, rimasero sempre almeno contem\u00adporaneamente due zone d&#8217;intervento missionario, il nord (Adua) il sud (Gondar), oppure l&#8217;est (Massaua) e il sud (Hala\u00ed), anche l&#8217;est (Adua) e l&#8217;ovest (Khartum). Questa rimase in piedi per circa cinque anni (1842-1846), guando fi Montuori dovette sfuggire alla persecuzione dell&#8217;abuna Salama. Alcuni anni dopo, il De Jacobis, consacrato il suo coadiutore Mons. Lorenzo Biancheri cm. (1804-1864), lasci\u00f3 questi al nord (Halai) ed egli nei primi mesi del 1854 part\u00ed per Gondar al fine di visitare la parte meridionale del suo vicariato, a lui ancora sconosciuta, e andando incontro alla prigione e all&#8217;esilio decretati da ras Kassa.<\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p>Prima di separarsi, fi 10 dicembre 1839, i tre missionari non avevano solo tracciato le grandi linee del piano missionario, ma si erano intesi anche sul metodo e la strategia della loro azione. Questa intesa si articolava in cinque punti: 1) stabilire buoni rap\u00adporti con i capi e le loro corti, ma tenersene lontani il pi\u00fa pos\u00adsibile; 2) esporre la dottrina cattolica con seren\u00edt\u00e1 di animo e semplicit\u00e1 di forma, fuggendo le controversie irritanti; 3) coltivare le simpatie del clero e dei defteri; 4) evitare le fondazioni vistose condurre la vita modesta del missionario sempre in camm\u00edno fra i villaggi dell&#8217;interno; 5) non ingerirsi negli affari politici.<\/p>\n<p>Il metodo \u00e9 nel genere dei procedimenti atti a garantire la fun\u00adzionalit\u00e1 e la perseveranza dell&#8217;azione missionaria, e quindi riguarda piuttosto il modo di agire e di comportarsi. Mentre invece la stra\u00adtegia ha una particolare attinenza alla capacit\u00f3 di capire le situa\u00adzioni \u00edn movimento, alla duttilit\u00e1 nell&#8217;impiego dei mezzi e degli accorgimenti opportuni, e alla coordinazione di tutte le componen- ti dell&#8217;azione missionaria per raggiungere nel modo migliore lo scopo prestabilito.<\/p>\n<p>Il metodo e la strategia, studiati dal De Jacobis e dai com\u00adpagni, erano solo un progetto iniziale che richiedeva un aggiorna\u00admento continuo.<\/p>\n<p>De Jacobis, durante il periodo di iniziazione a Adua, fece una vita piuttosto ritirata nella piccola casa che si era costruita, e divise il tempo nella preghiera, nello studio e nella graziosa acco\u00adglienza di tutti coloro, etiopi ed europei, che venivano a visitarlo. Piano piano, a differenza dei missionari protestanti cacciati alcuni anni prima, trov\u00f3 la chiave del cuore degli etiopi e lo fece tanto bene da attirarsi la generale benevolenza. Giustino comprese l&#8217;ani\u00admo e lo stile di vita di quella buona gente, li aiut\u00f3 umilmente pi\u00f3 che pot\u00e9 e ne divent\u00f3 il confidente e il servitore fedele. Dopo poco tempo dal suo arrivo assunse in pieno la vita degli etiop\u00ed in tutti gli aspetti possibili, tanto che fino al giorno d&#8217;oggi non lo credono un forestiero ma uno di loro, \u00ab abissino con gli abis\u00adsini \u00bb. Giustino ebbe fiducia in loro ed essi gli credettero, lo ri\u00adspettarono e lo seguirono: per loro fu un amico, un maestro, un benefattore, un padre. Fin dai primi mesi pensaron anche a dargli un nome, <em>abba Yaqob Mariani, <\/em>per la devozione che mostrava verso la SS. Vergine<\/p>\n<p>De Jacobis, anche dopo amare delusioni e a volte in contrasto col parere di altri missionari, rivolse particolare attenzione al clero e al monaci del luogo come pure alla cura delle vocazioni ecclesia\u00adstiche, che raramente mand\u00f3 nei collegi di Europa. Li form\u00f3 sul posta con un metodo fatto su misura per i giovani e gli adulti venuti al cattolicesimo. Visse con loro e come loro, anche da ve\u00adscovo, diede loro l&#8217;istruzione sufficiente e pratica, li port\u00f3 con s\u00e9 nei viaggi, li fece ass\u00edstere e partecipare alla preghiera e litur\u00adgia etiopica, alla predicazione, all&#8217;amministrazione dei sacramenti, alle opere di beneficenza, li mand\u00f3, gi\u00e1 sacerdoti, due a due a preparare le nuove fondazioni, cosi a Halai, a Hebo, a Acrur&#8230; Mons. Massaia riconobbe questo metodo come il pi\u00fa indicato lo imit\u00f3. Cosi dopo le ordinazioni del 1847, tenute da Mons. Massaia, Giustino inizia gradatamente la conversione dell&#8217;Etiopia per mezzo degli etiopi. In questo modo si comport\u00f3 durante tutto il tempo della sua missione senza mai smentirsi, anche nei mo\u00admenti terribili delle persecuzioni e delle dolorose apostasie.<\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p>Il metodo missionario fu per\u00f3 sempre collegato a una strategia accorta, anche se non compresa da tutti. Giustino De Jacobis, intuita l&#8217;importanza della missione che voleva affidargli Ubi\u00e9, al\u00adl&#8217;inizio del 1841, di guidare una numerosa deputazione etiope al Cairo per riportarne il nuovo Abuna monofisita (capo di cui la Chiesa etiope era priva da pi\u00f3 di dieci anni), seppe assumersi, non senza intimo travaglio, la pesante responsabilit\u00e1 della guida. Ma, con intervento pastoralmente intelligente e tenace, seppe re\u00addimerne la motivazione ottenendo di portare la deputazione anche a Roma, a ossequiare fi romano Pontefice, e a Gerusalemme. Fu un gesto moho ardito, che gli cost\u00f3 gravissimi sacrifici, ma l&#8217;im\u00adpresa sostanzialmente segn\u00f3 un successo, ponendo le basi dell&#8217;af\u00adfermazione della Chiesa cattolica in Etiopia. La testimonianza vi- vente dei deputati etiopi per quello che avevano visto a Roma<\/p>\n<p>per la infinita bont\u00e1 del De Jacobis fu la migliore raccoman\u00addazione per la missione nascente. Da allora per\u00f3 si scatenarono pure le persecuzioni, istigate proprio dall&#8217;abuna. Salama. Da parte del De Jacobis fa loro riscontro di volta in volta, per diciannove anni, la strategia della difesa, dell&#8217;esilio, del ritorno, della confes\u00adsione \u00edmpavida della fede, del sacrificio della vita, della tenace ricostruzione, della presenza tempestiva dovunque c&#8217;\u00e9 un&#8217;anima che invoca abuna Yaqob.<\/p>\n<p>Le persecuzioni per\u00f3 non sono l&#8217;unica avversit\u00e1 per l&#8217;azione missionaria. Giustino deve far fronte, coi poveri mezzi che ha, alla divisione degli animi, alla diversit\u00e1 delle vedute (specialmen\u00adte riguardo all&#8217;istituzione di un vescovo cattolico, alla gestione dell&#8217;amministrazione e alla collaborazione dei preti e monaci etio\u00adpi), alle incomprensioni dei superiori, alle infedelt\u00e1 di qualche discepolo o missionario, all&#8217;instabilit\u00e1 proveniente dalle lotte san\u00adguinose tra i capi, alla difficolt\u00e1 di corrispondere con l&#8217;Europa, non ultima alla gravissima ristrettezza economica. La preghiera, la prudenza, la carita, l&#8217;infinita pazienza, il coraggio e la mortifi\u00adcazione sono i mezzi costanti della sua azione portata avanti per\u00adsonalmente.<\/p>\n<p>Giustino sa cogl\u00edere anche i momenti favorevoli per dare con\u00adsistenza e respiro all&#8217;azione missionaria. Sull&#8217;onda della popolarit\u00e1 e del credito, accresc\u00eduti dal sostanziale successo del v\u00edaggio in Egitto e in Italia, nonostante la presenza del nuovo abuna Salama, si fece vedere un po&#8217; dappertutto nei villaggi e nei mo\u00adnasteri del Tigr\u00e9 e del territorio di frontiera. Pot\u00e9 cosi far cono\u00adscere e seminare la fede cattolica, riusci a trovare a Guala il luo\u00adgo adatto per il collegio-seminario dell&#8217;Immacolata, diede un in\u00addirizzo cattolico al circondario di Enticci\u00f3 (terra offerta da Ubi\u00e9 al cattolico Schimper per riconoscenza verso lo stesso De Jaco- bis), port\u00f3 a maturazione diverse conversioni tra cui quelle par\u00adticolarmente importanti del botanico tedesco Wilhelm Schimper e del monaco Ghebre Michael, continu\u00f3 lo studio utilissimo della liturgia etiopica, la cui traduzione invi\u00f3 a \u00abPropaganda\u00bb negli ultimi anni della sua vita. Altra occas\u00edone favorevole fu la ospi\u00adtalit\u00e1 data a Mons. Massaia e al suoi compagni per quasi un anno a Guala per la sistemazione delle ordinazioni, iniziando cosi un nuovo corso di evangelizzazione per mezzo dei sacerdote etio\u00adpi, rimasti nel loro rito: linea che continu\u00f3 e increment\u00f3 dopo la sua consacrazione episcopale (8 gennaio 1849), bench\u00e9 negli ultimi anni non avesse pi\u00fa l&#8217;aiuto del suo coadiutore mons. Bian\u00adcheri.<\/p>\n<p>La visita canonica della fine del 1851 diede animo al De Jaco- bis per cercare una sistemazione migliore all&#8217;interno della comu\u00adnit\u00e1 missionaria, dove grosse ombre avevano ostacolato il genui\u00adno apostolato missionario e ferito il suo cuore: purtroppo i suoi interventi forse non furono creduti urgenti. Come pure non fu data esecuzione alla sua proposta, bench\u00e9 approvata da tutti, di un&#8217;assistenza cattolica agli etiopi pellegrini a Gerusalemme.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, dopo lo sfacelo della missione prodotto dalla cruenta persecuzione di Teodoro, Giustino non si perdette d&#8217;ani\u00admo, ricostrui quello che era possibile, cercando anche di favorire l&#8217;occasione propizia dell&#8217;interessamento della Francia per ras Ne\u00adgus\u00ed\u00e9, nipote del vinto Ub\u00ed\u00e9 e rivale di Teodoro. La morte lo colse con le armi in mano: le pacifiche armi del regno di Dio e il soggetto delle mie continue meditazioni per scuotermi nella mea debolezza. Attualmente l&#8217;elemento che gioca in Abissinia \u00e9 senza dubbio il credito a questo venerando prelato goduto in vita e confermato dalla mirabile storia della sua morte. Prego percii di raccogliere tutti i fatti che col tempo potranno determi\u00adnare la Chiesa a concedere un culto ad un tanto apostolo con gran vantaggio della missione da lui fondata in vita e santificata in morte\u00bb<\/p>\n<\/div>\n<p>Massaia seppe della morte del De Jacobis solo sei mesi dopo, e ne fece cenno in una sua lettera: \u00abAbbiamo ricevuto l&#8217;infausta notizia della morte di Mons. De Jacobis, mio padre in tutto e figlio nell&#8217;episcopato! E questa nostra missione soffrir\u00e1 molto, perch\u00e9 non avremo pi\u00fa una persona cosi premurosa per noi, un santo, per cui basterebbe ci\u00f3 che ho visto io per canoniz\u00adzarlo, se fossi Papa!\u00bb. E in un&#8217;altra lettera del 1864 al Prefetto di \u00abPropaganda\u00bb scrisse: \u00ablo credo di poter dire con giustizia che se in Abissinia si \u00e9 fatto qualcosa, il novantanove per cento deve attribuirsi al defunto Monsignore, dal quale io stesso con\u00adfesso di ayer ricevuto lezioni che ancora oggi forman.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In alcuni documenti del 1868, atto anni dopo la morte del\u00adl apostolo Giustino De Jacobis, si troyano g\u00edudizi autorevoli dei superiori maggiori sulla sua attivit\u00e1 missionaria che lasciano per lo mena molto perpless\u00ed, anche se &#8230; <a href=\"http:\/\/vincentians.com\/it\/linee-della-pastorale-missionaria-di-abuna-yaqob\/\" class=\"more-link\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":153838,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[120],"tags":[],"class_list":["post-53929","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-justino-de-jacobis"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.3 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Linee della pastorale missionaria di Abuna Yaqob - Siamo Vincenziani<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/vincentians.com\/it\/linee-della-pastorale-missionaria-di-abuna-yaqob\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Linee della pastorale missionaria di Abuna Yaqob - Siamo Vincenziani\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In alcuni documenti del 1868, atto anni dopo la morte del\u00adl apostolo Giustino De Jacobis, si troyano g\u00edudizi autorevoli dei superiori maggiori sulla sua attivit\u00e1 missionaria che lasciano per lo mena molto perpless\u00ed, anche se ... 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Giustino De Jacobis: la sua drammatica consacrazione episcopale","author":"Francisco Javier Fern\u00e1ndez Chento","date":"30\/07\/2016","format":false,"excerpt":"Il 10 marzo u.s., \u00e8 stato chiuso il Processo Diocesano di Beatificazione e Canonizzazione del Card. Guglielmo\u00a0 Massaja, a Frascati, dove il Servo di Dio aveva trascorso gli ultimi anni e dove \u00e8 stato sepolto. 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