Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno vigesimoterzo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno vigesimoterzo. Sua semplicità.

La semplicità, che molti tengono cotte un difetto o tutto al più come il retaggio degli spiriti deboli, è nondimeno la virtu delle anime grandi, e ad esse sole appai, tiene di calpestare gli umani rispetti, dire le cose come si pensano; disprezzare gli artifizi del secolo, i suoi raggiri, le sue astuzie, le sue finzioni, e di parlare ai Re ed ai Principi come fecero un Mosè, un Daniele, un s. Pietro. Sarà dunque un solidissimo elogio per san Vincenzo de’ Paoli il dire, col gran Bossuet, che fu un uomo di ammirabile semplicità.

Infatti ebbe sempre in orrore que’detti equivoci, quelle dissimulazioni, quelle vie tortuose, per mezzo delle quali coloro stessi che le condannano in ispeculativa, sanno trarsi d’impaccio quando si trovano nell’imbarazzo: se gli si proponeva una cosa che gli sembrasse poco giusta, diceva così alla Buona, che non poteva incaricarsene. Se, come succedeva qualche volta, dopo d’ essersene incaricato, altre cure più pressanti gliela facevano perdere di vista; semplice ed umile ad un tempo diceva che la sua miseria era tale, che non vi aveva più pensato. Se veniva ringraziato per un favore a cui aveva contribuito, lo confessava con tutto candore. In una parola, se non diceva ogni verità, perché non tutte le verità devono dirsi, neppure diceva cosa che fosse anche poco in opposizione al vero. Raccomandando a’suoi la semplicità ha fatto senza volerlo il ritratto della propria.

Diceva che la semplicità è un dono il quale ci guida direttamente a Dio ed alla verità senza fasto, senza finzioni, senza umano rispetto, senza mira del proprio interesse. Un uomo semplice ha soltanto Dio per suo scopo, e non vuoi piacere che a lui: non parla contro il proprio sentimento, non opera fuori delle regole della schiettezza e della rettitudine cristiana: se non manifesta tutti i suoi pensieri, perchè la semplicità è una virtù discreta che non puo essere contraria alla prudenza, ha cura di evitare nelle sue parole tutto ciò che potrebbe far credere al prossimo aver egli nello spirito o nel cuore, ciò che non vi ha realmente: le sue azioni sono tanto semplici quanto il suo linguaggio: negli affari, negli impieghi, negli esercizi di divozione non vi ha in lui artifizio, non vane pretensioni nè ipocrisia. Non sarà già nel numero di coloro che fanno un piccol dono nella mira d’ottenerne un altro di maggior prezzo: che all’ esteriore fanno delle opere buone per essere stimati virtuosi; che hanno una quantità di libri superflui per comparire dotti, o che si studiano di predicare bene per ottenere degli applausi.

La semplicità nelle istruzioni che si fanno al popolo era un articolo sul quale insisteva sovente. Non si possono leggere le lettere sue, nè le sue conferenze, senza scorgere quanto temeva che i suoi figli avessero la disgrazia di allontanarsene per farsi, come molli predicatori, un nome con discorsi pomposi. Egli raccomandava a’suoi di sbandire da’ loro sermoni quanto potrebbe partecipare dello spirito mondano di affettazione, di vanità. Fra le molte ragioni adduceva che, siccome le bellezze naturali hanno maggiori attrattive delle artificiali o adornate di falsi colori, così i sermoni semplici e comuni sono ricevuti assai meglio di quelli, che affettati sono e ripuliti con artifizio. «Studiatevi di predicare, diceva, come fece Gesù Cristo. Quel Divin Salvatore. e rendo il verbo e la Sapienza del Padre eterno, poteva, se pur lo avesse voluto, parlare de’ nostri più sublimi misteri con termini che fossero a loro proporzionati. Sappiamo nondimeno che ha parlate semplicemente ed umilmente per adattarsi al popolo e darci il modello e la forma di spargere la stia santa parola. Quel gran Maestro, trovandosi al momento di spedire i suoi Apostoli a predicare il Vangelo, raccomandò loro la semplicità della colomba, qual una delle virtù di cui avevano maggior bisogno, sia per attirare sovra di sè le grazie del cielo, sia per disporre gli uomini ad ascoltarli ed a credere loro. Quelle parole non riguardano solamente gli Apostoli, ma son diretto a tutti coloro che sono destinati dalla Provvidenza alla conversione delle anime. Perciò, signori, dovete farne l’applicazione a voi stessi. Dio ripone il suo piacere nell’intrattenersi coi semplici. Cum simplicibus eius: cammina con essi e li fa andare avanti con sicurezza. Infatti ai semplici soltanto è concesso lo istruirsi alla scuola di nostro Signore. la sua dottrina è un enigma per i sapienti e i prudenti del secolo, come lo dichiarò egli stesso: Confiteor tibi, Pater,……. quia abscondisti hæc; a sapientibus et prudentibus, et revelasti ea parvulis. Finalmente lo spirito di religione si trova più ordinariamente fra i semplici che presso le persone del gran mondo.»

Vincenzo inviando uno de’suoi preti in una certa provincia: «Voi andate, gli disse, in un paese, in cui dicesi che gli abitanti sono per la maggior parte fini ed astuti: se ciò è vero, il miglior mezzo di essere loro utile si è quello d’ agire con essi con una grande semplicità: perchè le massimo del Vangelo sono interamente opposte a’modi di agire del mondo: e andando voi pei servizio di nostro Signore, dovete altresì condurvi seconda il suo spirito, ch’è uno spirito di semplicita e di rettitudine.» Quel missionario re isolò la stia condotta sulla scorta di un parere così saggio, e la popolazione incantata del candore di lui offeri al nostro Santo un bellissimo stabilimento: fu questo accettato perchè v’era luogo a fare del bene. Vincenzo vi spedì per primo Superiore un uomo che a molti talenti riuniva una perfetta semplicità: ma non v’è forse cosa che sia tanto propria a far conoscere fin dove giungeva la delicatezza del Santo su questa materia, quanto la lettera seguente. È questa una risposta ch’egli diede ad uno de’ suoi, che avevagli scritto essere il suo cuore tutto per lui. «Io si ringrazio della vostra lettera, gli disse, e del vostro gradito dono. Il vostro cuore è troppo buono per essere posto in cattive mani come le mie, e so bene che voi non me lo date, so non perchè io lo rimetta a nostro Signore al quale appartiene, e all’ amore del quale volete che tenda incessantemente. Queste amabile cuore appartenga dunque d’ oggi innanzi unicamente a Gesù Cristo, e ali spetti pienamente per sempre nel tempo e nell’ eternità. Pregatelo, ve ne scongiuro, che mi faccia partecipare del candore e della semplicità del vostro cuore. Sono queste virtù tali, che io ne ho grandissimo bisogno, e di una eccellenza affatto incomprensibile.»

Frutto. Procuriamo di evitare ogni sorta di bugie; esse. oltre l’ offesa d’ Iddio, seno contrario alla civiltà.; e ci disonorano davanti agli uomini.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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