Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno vigesimoottavo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno vigesimoottavo. Suo zelo per la gloria di Dio e per la salvezze delle anime.

Passa un legame necessario fra lo zelo della gloria di Dio e quello della salvezza delle anime. «Chi mai dovrassi riguardare come un uomo divorato dallo zelo della casa di Dio? domanda s. Agostino. Si è colui, risponde lo stesso Dottore, che desidera ardentemente d’ impedire che Dio sia offeso; fa riparare quelle offese le quali non ha potuto prevenire; e quando non può giungere allo scopo di farle piangere da coloro che le hanno commesse, piange e geme di veder Dio disonorato.» Su questo fondamento bisogna convenire che Vincenzo ebbe in altissimo grado il doppio zelo di cui parliamo. Quanto finora dicemmo prova il suo unico scopo essere stato di distruggere il peccato, e che in tutte le sue opere sempre attese a procurare la gloria di Dio e la santificazione del prossimo. Il suo zelo fu saggio, illuminato, invincibile e scevro da ogni motivo d’interesse; dimostreremo questi quattro punti con prove di fatto.

In primo luogo il suo zelo fu saggio, non mai violento; correggeva coloro che si trovavano sotto la sua guida perchè era obbligato di farlo; ma nelle sue riprensioni non si ravvisava quell’ amarezza che svela il capriccio e la parzialità. Aveva il mirabil talento di dare dei pareri qual uomo che combatte un male attuale e vuole prevenire un male che si potrebbe fare in progresso. Nelle missioni egli tuonava centro al delitto, ma dopo avere spaventato il peccatore gli inspirava della confidenza. Senza lusingare l’empio, aveva per lui i riguardi che una madre ha per suo figlio. Distribuiva a quelli che erano già forti un nutrimento solido. ed il latte a quelli che si erano poc’ anzi convertiti. Parlando a’grandi del secolo non alterava punto la verità; ma questa verità si sovente odiosa la faceva passare alle ombre del rispetto, della tenerezza, e dell’alta idea che si ebbe sempre della sua probità.

Lo zelo di Vincenzo era pur anche illuminato. Le massime del Vangelo, l’autorità de’ Padri, le decisioni de’più celebri dottori furono le sue guide. Ve ne sono forse delle più sicure? Per tal modo si allontanò sempre in fatto di morale e dal rigorismo, e dalla rilassatezza. Un gran fondo di buon senso, le sue relazioni amichevoli con tutti i migliori della facoltà di teologia di Parigi, la sua attenzione a ricorrere a Dio ne’suoi dubbi, in una parola tutte le sue buone disposizioni di grazia e di natura lo condussero per quel cammino sicuro che sta in una giusta distanza dagli estremi.

Il suo zelo fu ancora invincibile; quale forza e costanza non ha dovuto avere un uomo che sollevò e fece sollevare per un si lungo corso d’anni vaste provincie, li cui bisogni rinascevano giornalmente? Un uomo che, per provvedere a’ poveri di parecchi ospedali, ebbe a superare difficoltà d’ogni genere; un uomo che oppresso dalle infermità e nell’età di 80 anni faceva delle missioni, predicava, confessava, catechizzava i fanciulli; un uomo che, quando trattavasi della gloria d’Iddio e della salvezza delle anime, non temeva difficoltà, non perdonava a fatica, non risparmiava a spesa. «Oh! signori, scriveva per incoraggiare i suoi figli a lavorare con zelo, se la congregazione che si trova ancora sul suo nascere, ha avuto il coraggio di fare tante missioni, tante conferenze, tanti ritiri, tante riunioni, tanti viaggi per li poveri, di stabilire tanti seminari, tante associazioni di carità, e d’ abbracciare tutto queste differenti occasioni per servir Dio, farà certamente qualche cosa di più, allorchè il tempo le avrà dato dello forze, purché sia fedele alla grazia della sua vocazione. Se la salvezza di un’anima sola merita che per procurarla espongasi la vita temporale sarebbe cosa indegna l’abbandonarne un si gran numero per evitare qualche spesa.»

Finalmente il suo zelo fu disinteressato. Ben lontano dal passare i mari o dal percorrere le campagne all’oggetto di mietervi il temporale de’popoli, rendeva loro a proprie spose tutti i servigi che dipendevano da lui. Neppur voleva che nelle missioni si accettasse l’elemosina delle messe, che dicevasi per loro: voleva che si distribuisse agli ammalai da que’medesimi che la presentavano. Se un parroco ricco offeriva la sua mensa, era proibito di accettarla. «Un missionario che lavora coll’altrui borsa non è meno colpevole di un cappuccino che tocchi il danaro. Io vi prego una volta per sempre di non far mai missioni se non che a spese della vostra casa.»

A questo primo genere dì disinteresse Vincenzo ne congiungeva un altro più difficile e molto meno comune. Sciolto dallo spirito di gelosia, contro di cui molli, che percorrono la stessa carriera, non stanno sempre in guardia, il suo zelo era simile a quello di Mosè. Al pari di liti desiderava che lutti avessero lo spirito del Signore, vedeva i loro successi colla santa gioia de’figli di Dio, li pubblicava ovunque, e rendeva loro de’ servigi, quali la maggior parte di essi non mai conobbero. Per far risaltare i loro lavori s’induceva pertino a diminuire i propri. Nella sua congregazione non ravvisava se non spigolatori poco abili, che seguono da lungi i grandi mietitori, e che per trovar grazia innanzi a Dio dovevano credere che i loro piccoli manipoli di spighe non venissero accettati che col favore dell’ abbondante raccolta.. degli altri. Sta se quel grand’uomo ha detto col Saggio di aver procurato di rammucchiare quei pochi grappoli che sfuggono a’vendemmiatori, la Chiesa nel suo uffizio gli fa dire in oggi che malgrado ciò ha riempiuto lo strettolo: Et quasi qui vindemiat, replevi torcular. Il lettore l’ ha potuto conoscere fin qui: le massime e lor’ irito del servo di Dio si seno sostenute fin al presente in tutta la loro integrità fra i missionari. Questo basti per far conoscere che lo zelo di Vincenzo fu saggio, illuminato, invincibile e disinteressato.

Frutto. Una limosina per l’opera della propagazione della fede; e non potendo farla si vada ad ascoltare una messa per ottenere dal Signore la conversione di tante anime che giacciono miseramente nell’ ignoranza delle verità del Vangelo.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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