Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno trentesmiprimo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

CREDITS
Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
Estimated Reading Time: 6 minutes

This is a serialized work. Parts: 

Giorno trentesmiprimo. Elogio per la festa del Santo.

Dilectus Deo et hominibus. Pare difficil cosa il piacere a Dio ed agli uomini; perciocchè mentre uno studiasi di piacere a Dio per lo più incontra l’indignazione dei mondani, i quali punto non capiscono le cose che al Signore riguardano. Tuttavia Vincenzo ebbe il doppio vantaggio di essere amato da Dio e dagli uomini. Il Dator d’ogni lume ricolmo avevalo de’suoi più preziosi favori: Una vita immacolata, una divozione sublime, una fede inconcussa, una prudenza consumata, una pazienza superiore alle malattie le più acerbe, un coraggio infaticabile tra i santi rigori della penitenza, un’ umiltà nemica d’ogni ambizione, una mirabile facilità a perdonare le ingiurie, e uno zelo per la salvezza delle anime, cui ninna difficoltà poteva nè rimuovere, nè disanimare; ecco alcuni tratti caratteristici di Vincenzo. A, queste doti agiunger conviene l’amabile sua franchezza, l’ingenua semplicità ognor guidata in lui dallo spirito di saviezza, la modestia accompagnata da una santa giocondità, la tenera compassione verso de’ poveri, l’attenta ed incessante applicazione per restituire il primiero suo fervore alla religione ed al clero l’antico splendore. Tal fu Vincenzo: Dilectus Deo.

Nato per riparare a grandi inali, ci visse in un tempo in cui l’ eresia e le guerre intestine coperto avevano d’orrore o di desolazione la Francia intera. Da una parte scosso erasi il giogo della religione, dall’altra più non rispettavisi l’autorità regia. I principi stessi che dovevano frenare la moltitudine davanle il funesto esempio della rivolta. Le provincie divise in vario fazioni stavansi armate le une contro alle altre. Laddove il calvinismo era riuscito a rendersi preponderante, vedevansi rovinato le chiese, rovesciati gli altari, fugati i sacerdoti, oppure barbaramente scannati, vilipesi e indegnamente calpestati i nostri più santi misteri, abolito il santo sacrifizio degli altari. Qual non fu mai il rammarico di Vincenzo non trovando più la verità sulle labbra ingannatrici de’figli degli uomini, e veggendo poltrire ma maggior parte dei pastori in una colpevole inerzia, ed i popoli in una profonda ignoranza? Ma non si stette già egli ozioso spettatore di mali cotanto gravi, chè anzi ardentemente applicossi a scuotere lo zelo de’ pastori, ad illuminare i popoli, a ristabilire la caduta disciplina. Dilectus Deo. Il primo mezzo da lui impiegato fu quello delle missioni. Animato dallo spirito degli Apostoli egli sparse il Vangelo ovunque guidavamo la Provvidenza, autorizzate dai principali pastori. Il successo corrispose ai suoi lavori; riaccese lo zelo del devo, e dove non ali riuscì di risvegliarlo, vi suppliva per se stesso, e per mezzo di degni operai da lui chiamati a compagni. Per rendere più fecondo il suo ministero associo a quello gli uffizi tutti della carità: credevasi risponsabile di tutto il bene che si trascurasse di fare,e di tutto il male che si commettesse. Osservò che spesso le popolazioni della campagna non erano coltivate nè istruite; che gli stessi loro pastori lasciavanle languire nell’ignoranza e nel disordine. Infiammossi lo zelo di lui a pro di quelle; si credè appositamente spedito por annunziar moro il Vangelo, ed annunziammo con gioia tanto maggiore, quanto che trovò presso di loro più semplice la fede, im cuore più docile. Percorse con incredibile fatica me borgate, i villaggi, i più rimoti casali, i più inaccessibili luoghi. Colà penetrò in cerca delle anime, vili bensi agli occhi degli nomini ma preziose a quelli di Gesù Cristo. Insegnò loro i misteri di nostra santa religione, le regole della cristiana morale, e ricondusse alla casa paterna quei figli prodighi. Dilectus Deo et hominibus.

Stabilitosi in Parigi, occupato io importanti incumbenze, non gli sfuggirono giammai di mira i suoi amici, vale e dire i poveri. La tenerezza per loro parve nata con lui, rendevasi ad ogni ora più attiva e più ingegnosa per iscoprire e sollevare i loro bisogni. Noti havvi maniera di opere di carità, per la quale non rinvenisse inesauribili mezzi. I vecchi curvi sotto il peso degli anni, gli orfani, i trovatelli, i condannati alla galera, le intere provincie dalle querre intestine ed estere ridotte alla più orribile miseria, tutti trovarono in Vincenzo un padre, un liberatore. Agli uni procurò la salute, la libertà agli altri, a questi una cristiana educazione, a quelli. un onesto ritiro. Per cura di lui sorsero in Parigi magnifici ospedali per servire di ricovero ai poveri che ingombravano la vie di quella città. Non e’ era bisogno che sfuggisse alla immensa carità dei sant’ Uomo, ed affinchè non mancasse cosa alcuna all’ eroismo di opere così grandi, alla cura delle anime quella ancora riuniva de’ corpi. Dilectus Deo et hominibus.

Fu per tal modo Vincenzo uno di quegli uomini di misericordia, la cui divozione vivrà mai sempre nei fasti della Chiesa. È Esso cui i re, i principi, i ministri, i vescovi i magistrati, la nobiltà, il popolo, riguardarono come il Santo del secolo: Egli fu il modello de’ pastori, il padre de’ miseri, l’ appoggio de’ vescovi, il consigliere dei re, il riformatore del clero, il difensore della Chiesa, l’ anima di tutto ciò che durante la sua vita si fece di grande per la gloria di Dio. Malgrado la povertà di cui faceva professione ha distribuito in vent’anni elemosine straordinarie. Il suo zelo non conobbe confini tranne quelli imposti all’universo. Senza uscire di Parigi in movimento metteva la Francia, la Gran Brettagna, l’ Italia e la Polonia. Dopo aver saziato soli’ ogni aspetto gli abitatori delle fredde Ebridi apportò nuove fiamme nei caldi climi, e si sforzò di santificare ad un tratto e lo schiavo d’Algeri, e l’indigeno del Madagascar. Egli è, le coi virtù eressero i propri trofei dell’ uno e dell’ altro popolo; che in tempi ne’quali la moltitudine de’ peccatori sembrava minacciare la religione di totale rovina seppe sostenerla ad onta de’ loro sforzi. Aprì alla medesima le case della sua congregazione come altrettanti asili, ed in quelle essa non solamente acquistò nuove forze, ma fece innumerabili conquiste. I cristiani, e cui l’imbarazzo degli affari ed ancor più le proprio passioni, avevano chiuso gli occhi sulla gloria della celeste loro origine, rinvennero in Vincenzo e ne’ suoi figli altrettante guide illuminale, altrettanti medici caritatevoli, che insegnarono loro a porre In non cote i beni caduchi della terra, ad apprezzare quelli del cielo. Coloro stessi che, apportando un cuore innocente in quei santi ritiri, vi andavano a formare il piano di un’ alta perfezione, trovavano in Vincenzo mirabili esempi d’ogni virtù. `Tali furono i frutti degli esercizi spirituali di dieci giorni che Vincenzo stabili nello sue case. Mercè della solitudine, del silenzio, degli spirituali colloqui, della preghiera, delle sante letture, la divozione vi rianimò e continuamente prosegue a vie più rinvigorirsi. Dilectus Deo et hominibus.

Ma principale cura del santo Sacerdote fu l’affaticarsi per la riforma del clero, persuase essere questo la sorgente, da cui la religione e la divozione si diffondono sui,popoli onde contribuire a questa grande opera. Vincenzo s’ incaricò di preparare, e seconda delle disposizioni dei vescovi, gli ordinandi al santo ministero. A tal fine non risparmiò spese nè fatiche per metterli alla prova. Istruzioni, preghiere, tutto fu impiegato per animare gli aspiranti a’ sacri ordini e prepararli ad ascender all’ altare coli’ innocenza de’ costumi e col profonde rispetto dovuto alle sante funzioni. Degnossi Iddio di porre il nostro Santo in grado di fare qualche cosa di più, preparando cioè dei degni vescovi per le chiese. Chiamato dalla regina madre Anna d’Austria reggente del regno al consiglio di coscienza contribuì moltissimo a far innalzare degli uomini apostolici alle primarie dignità della Chiesa: e si può asserire che il clero di trancia fu a lui debitore del lustro, di’ cui risplendette. Che diremo poi delle conferenze sulla sacra Scrittura, sulla disciplina ecclesiastica, sui costumi de’ pastori, delle quali Vincenzo fu il promotore’ Che diremo della moltitudine do’ seminari di cui forni lo stabilimento, cui diede dei regolamenti ed arricchì di saggi direttori? Dilectus Deo et hominibus.

Le caritatevoli, premure di lui tutto abbracciavano; la salute del corpo egualmente che la salvezza dell anima formavano del pari l’oggetto di sue vigili cure. Si vedeva abbassarsi alle più umili funzioni verso i poveri, ed esortare i moribondi con quella eloquenza dolce, insinuante, persuasiva, che animata dalla carità per lo più trova la ricompensa nel buon successo. Alle riunite loro fatiche sono appunto dovuti quegli stabilimenti che servono d’ asilo alla miseria. Si videro essi posteriormente crescere in gran numero, e mediante la beneficenza de’ popoli, lo zelo de’ ministri e la tenera pietà de’ pastori, si moltiplicano eziandio ai giorni nostri sotto la denominazione di ospizi di carità. Nell’Italia, nella Francia, in tutta l’ Europa sonori di tali pii stabilimenti, dove innumerevole quantità di poveri abbandonati trovano scampo alla loro miseria spirituale e temporale. Per tacer di tante altre città, la sola Torino conta due ospedali per fanciulli infermi; una casa pesi trovatelli; un ricovero di mendici; parecchi ospizi di carità per le persone adulte, sane od inferme; infine a’ nostri giorni rediamo gloriosamente trionfare l’ opera colossale della Piccola casa della Divina Provvidenza sotto gli auspizi di S. Vincenzo de’Paoli, dove ogni sorta di miseria umana trova rifugio e sollievo. Tali sono i frutti della semenza sparsa da s. Vincenzo de’Paoli, di quel grand’ Uomo raro a Dio ed agli uomini. Dilectus Deo et hominibus.

Mentre noi ammiriamo le sante sue opere, adopriamoci anche per imitar te sue virtù, e saremo sicuri di venir anche noi cari agli uomini; ma quello che più importa diverremo cari a Dio, il quale saprà largamente ricompensare ogni nostra azione col ricolmarci di benedizioni in terra per renderci un di partecipi della gloria che i beati, in compagnia di Vincenzo, godono in Cielo per tutti i secoli de’ secoli.

Frutto. Facciamo del bene mentre siamo in tempo; siccome poi l’ozio è sorgente funesta di tutti i mali: omnem malitiam docet otiositas; così la fuga dell’ozio, l’occuparsi in cose che tornar possano gradevoli al Signore, conduce alla virtù, al paradiso. Così sia.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *