Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De’ Paoli. Giorno terzo

Francisco Javier Fernández ChentoVincenzo de' Paoli0 Comments

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Author: Don Bosco · Year of first publication: 1848.
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Giorno terzo. Sua carità verso de’mendici.

La virtù che caratterizza essenzialmente il cristiano è la carità. L’uomo privo di questa virtù, dice s. Gioanni, è come un corpo morto incapace di agire. Motivo per cui S. Paolo la chiama la più bella e la maggiore di tutte, la quale solleva l’uomo allo stato di angelo. Questa virtù fu indivisibile a tutte le azioni di Vincenzo. Cominciò sì per tempo l’esercizio della carità, che si può dire la compassione essere nata con lui. Se gli avveniva d’incontrare qualche persona bisognosa, sentivasi tutto commosso, e donava quanto aveva per soccorrerla. Talvolta privavasi de’propri alimenti per darlo a’poveri; ed avendone un tal dì trovato uno, che gli parve estremamente povero, gli diede trenta soldi; somma, a vero dire, modica in so stessa, ma assai considerevole per un fanciullo, che aveva impiegato lungo tempo ad accumularla a poco a poco.

Tali furono nel piccolo Vincenzo ( non toccava ancora i dodici anni) i primi saggi d’una carità, che doveva in seguito operare sì grandi prodigi. Accenneremo qui di passaggio come il servo di Dio stabilì ospedali, confraternite di carità ed assemblee di signore, e con questi diversi mezzi riuscì a procurare ad un numero infinito di poveri, sani ed infermi, i soccorsi di cui abbisognavano: ma quello che si può dire con tutta verità si è, che le sue grandi opere, tanto utili a’ miserabili, sussistono ancora oggidì. Bastano per dimostrare quale sia stata la carità di Vincenzo de’Paoli parecchi pii stabilimenti che fanno tanto onore alla Francia, all’ Italia, anzi il suo spirito maravigliosamente rinasce e si propaga in ogni luogo. La città di Torino si gloria di un ricovero sotto gli auspizi di S, Vincenzo, dove più centinaia di poveri, di storpi, mentecatti, orfanelli, infermi, sordomuti ecc. trovano sollievo alle loro indigenze[1].

Sta scritto del Santo Giobbe, «che giammai ricusò a’ poveri ciò che desideravano; che non fece invano aspettar lungo tempo la vedova, non mangiò mai da solo il suo pane, il quale divise coll’ orfanello; nè trascurò di soccorrere colui, il quale non avendo abiti moriva di freddo, nè il povero era privo di vestimenti.» È questo il ritratto di Vincenzo. Sente che la metà degli abitanti di l’alesò sono ammalati, che muoiono dieci o dodici per giorno, che quel luogo avrebbe bisogno di un sacerdote e d’ ogni sorta di viveri; all’istante fa partire a sue spese quattro de’suoi preti con un chirurgo, ed invia quasi tutti i giorni una vettura carica di farina, di vino, di carne e di altre derrate; vi impiega quanto danaro egli ha, e quando non può più dar nulla, sollecita la carità di persone potenti. Appena ebbe provveduto a’ bisogni di Palesò, le innondazioni della Senna presentano alla sua carità un campo di non minore estensione. Gli abitanti di una città non potendo uscire dalle loro case si trovano ridotti ad estremi tanto più grandi, quanto che non possono spedire alcuno a chiedere soccorso, ma Vincenzo, mediante la conoscenza che aveva della situazione di quel villaggio, previde quel che era pur troppo accaduto, e, senza aspettare avvisi più certi, spedì sul momento una carretta carica di pane; fece lo stesso il dì seguente, e finchè durò lo straripamento, continuò ad inviar loro dei soccorsi; intantochè due de’suoi missionari, esponendosi sopra alcuni batelli, andavano in tutte le strade di quel paese distribuendo i viveri agli abitanti, i quali dalle finestre delle loro case ricevendo i soccorsi rendevano al Signore grazie solenni. Non fu attento solamente ai bisogni de’ poveri della campagna; quelli della città e de’ sobborghi di Parigi non ebbero minor parte alla sua compassione ed alle sue elemosine. Poichè senza parlare di molti orfanelli che in vari tempi ricevette ed alimentò a San Lazzaro, de’ viandanti a’ quali faceva distribuire pane o danaro; delle persone cui la vergogna impediva di domandare, ma che la sua carità facevate cercare e scoprire, ed alle quali inviava segretamente elemosine in danaro od in viveri, secondo la differenza de’ loro bisogni; d’ un gran numero di poveri cui faceva dare degli abiti quando se ne avvedeva del bisogno; de’ prigionieri a’ quali andava a far l’istruzione; della caritatevole pratica che introdusse (la quale sussiste tuttora) di ricevere tutti i giorni a mangiare alla sua mensa due poveri vecchi; fece fare fin dal principio della sua Congregazione una distribuzione di pane, di minestre, di carni a molto famiglie che mandavano a chiederne; ed in seguito una simile distribuzione a tutti i poveri che si presentavano talvolta fino al numero di ottocento. Del resto per far conoscere tutto il pregio della carità di Vincenzo bisogna riflettere, che nel tempo in cui la casa di San Lazzaro soffrì i maggiori danni dalle truppe, le quali nelle turbolenze di Parigi avevano consumato o rapito tutto quanto poteva servire alla vita, nel tempo stesso che vari de’ suoi poderi erano stati saccheggiati e rovinati, faceva distribuire tutti i giorni le sue elemosine pubbliche. Per altro non aveva egli imitato la condotta de’ prudenti del secolo, che hanno costume di riserbar qualche somma per gli accidenti imprevisti; avrebbe creduto diffidare della divina Provvidenza, e quando aveva tutto dato, il suo unico spediente era di prendere ad imprestito per proseguire la buon’opera.

Dopo sì grandi effetti della sua carità niuno sarà più sorpreso nell’ udire ciò che ora racconteremo. Un soldato che noti conosceva affitto avendolo pregato di riceverlo presso di se per alcuni giorni, ed essendovisi ammalato, Vincenzo lo fece mettere in una camera con fuoco, e per dite mesi gli fece prestare da uno de’ fratelli della sua Congregazione tutti i servigi di cui abbisognava fino al suo perfetto ristabilimento. Un carrettiere avendogli esposta la perdila fatta de’ suoi cavalli, gli fece dare all’istante dieci doppie. Un’altra volti aveva appena ricevuti 40 scudi che li diede sul momento ad un povero uomo che trovavasi in gran bisogno. Allorchè trovava de’ poveri sdraiati nelle strade, li metteva nella carrozza, di cui era costretto a servirsi per le molte sue infermità, e li conduceva a qualche albergo. Quando moriva qualche povero nelle vicinanze della casa di san Lazzaro, procurava delle vesti per seppellirlo. Qualora avveniva che si volessero fare delle spese a carico dei debitori o de’ coloni che non pagavano i loro debiti, cali adoperavasi perchè venisse loro imprestalo danaro onde trarli d’impaccio. Quindi ben con ragione era chiamato Padre de’poveri, potendosi dire di lui come si disse di Giobbe: «ch’egli ricolmava di consolazione il cuore della vedova, e che colui il quale era sul punto di perire, lo colmava di benedizioni.» Questo titolo conveniva a Vincenzo non solamente per la prontezza, per l’estensione e per la perseveranza della sua carità, ma anche poi i sentimenti di tenerezza e di umiltà con cui l’accompagnava. «Sono angustiato per la nostra Comunità, diceva un giorno, ma essa non mi commove tanto quanto i poveri. Como faranno essi? Vi confesso che ciò mi è di peso e di dolore. » Tale era la sua compassione verso de’ poveri, e si può benissimo non essere sorpresi di trovarla in un uomo, che faceva tanto per loro; ma non si potrà sentire senza sorpresa, che Vincenzo de’ Paoli sopraccaricato di all’ari, e non camminando che con pena, sia disceso dalla sua camera per distribuire l’elemosina ad alcune povere donne, alle quali aveva promesso di mandarla, e che si sia inginocchiato dinanzi a loro, pregandole a perdonargli per averle dimenticate per qualche tempo.

 Frutto. Noi non possiamo a meno di non ammirare tutti questi tratti luminosi di svisceratacarità e sentirsi stimolati a fare altrettanto. Procuriamo che questi non siano solo movimenti del cuore ma risoluzioni pratiche t e alla prima occasione mostriamoci sensibili e nel tempo stesso benefici al nostro simile, che ci dimanda aiuto.

Francisco Javier Fernández Chento

Director General y cofundador de La Red de Formación Vicenciana. Javier es laico vicenciano, afiliado a la Congregación de la Misión y miembro del Equipo de Misiones Populares de la provincia canónica de Zaragoza (España) de la Congregación de la Misión. Graduado en la Universidad Oberta de Catalunya con cuatro grados (Asistente de dirección, Gestión Administrativa, Recursos Humanos y Contabilidad Avanzada). Bilíngüe Español/Inglés. gestiona y mantiene varias páginas web cristianas y vicencianas, incluida including La Red de Formación Vicenciana, de la que es cofundador. Actualmente es responsable del área de Español de .famvin, la Red de Noticias de la Familia Vicenciana. También es músico católico y ha editado varios discos. Es Director General y cofundador de Trovador, una reconocida compañía discográfica critiana de España. Trabaja en las Tecnologías de la Información, ofreciendo servicios de alojamiento, diseño y mantenimiento Web, así como asesoramiento, formación y soluciones informáticas, gestión documental y digitalización de textos, edición y maquetación de libros, revistas, flyers, etc.

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